Chile | Justicia italiana ratifica cadena perpetua para tres exmilitares del Plan Cóndor

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Operación Cóndor: Justicia italiana ratifica cadena perpetua para tres exmilitares chilenos

La justicia italiana ratificó la condena de cadena perpetua contra tres exmilitares chilenos implicados en la Operación Cóndor.

Se trata del coronel Rafael Ahumada Valderrama, el suboficial Orlando Moreno Vásquez y el brigadier Manuel Vásquez Chahuan, quienes habían sido sentenciados a cadena perpetua por el Tribunal de Apelación de Roma en julio de 2019.

La condena fue confirmada después de que su abogada no haya presentado recurso ante el Tribunal Supremo.

Los tres son acusados del asesinato y desaparición de dos ciudadanos italianos durante la dictadura de Augusto Pinochet.

El Mostrador


Condenan a exmilitares chilenos del Plan Cóndor en Italia

La Justicia italiana ratificó la condena a cadena perpetua para tres exmilitares chilenos a los que se juzgaba en rebeldía por su relación con las desapariciones de italianos durante el Plan Cóndor en América Latina en las décadas de 1970 y 1980, según reflejan medios internacionales.

El Tribunal de Apelación de Roma había sentenciado en julio de 2019 a cadena perpetua al coronel Rafael Ahumada Valderrama, el suboficial Orlando Moreno Vásquez y el brigadier Manuel Vásquez Chahuan.

La condena a los exoficiales ha quedado ratificada como firme sentencia al no presentar la defensa ningún recurso ante el Tribunal Supremo, pues esta instancia lo confirmó al enviar las actas del juicio y no haber peticiones de la abogada de los tres, Valentina Perrone.

Para el próximo 8 de julio, la corte debe celebrar la audiencia donde se dé el veredicto final sobre los cuatro jerarcas y militares de Bolivia, Chile, Uruguay y Perú que junto con los castrenses chilenos fueron condenados en primera instancia en 2019.

Mientras tanto, ya fueron enviadas al Gobierno chileno las órdenes de arresto para Ahumada Valderrama, Moreno Vásquez y Vásquez Chahuan, condenados por la Fiscalía de Roma por homicidio y la desaparición de los cuerpos de los italianos Omar Venturelli y Juan José Montiglio.

El Supremo deberá pronunciarse próximamente sobre condenas a cadenas perpetuas emitidas en julio de 2019 emitidas por el Tribunal de Apelación de Roma, en segunda instancia, contra 24 jerarcas y militares de Bolivia, Chile, Uruguay y Perú.

Primero, deberá hacerlo sobre 19 que, además de los tres condenados en firme, otros dos han muerto en este tiempo: el exministro del Interior en el periodo de dictadura boliviana, Luis arce Gómez y el uruguayo José Horacio “Nino” Gavazzo Pereira.

Este proceso judicial comenzó en 1999 tras la denuncia de familiares de desaparecido, un año después de la salida de la orden de detención contra el dictador chileno Augusto Pinochet, cuando el juez español Baltasar Garzón pidió investigación.

En más de dos años se trató de depurar responsabilidades por la desaparición de ciudadanos latinoamericanos con orígenes italianos, opositores políticos y activistas de izquierda que desaparecieron con la Operación Cóndor.

Telesur


Omar Venturelli, giustizia per l’insegnante desaparecido

A Temuco è appena iniziato l’inverno quando le autorità locali ricevono improvvisamente, dal caldo afoso del giugno di Roma, un mandato di cattura internazionale che può contribuire a chiudere il cerchio, almeno a livello giudiziario, di una tragica vicenda durata quasi 50 anni. Siamo in Cile nella regione di Araucanía, a circa 700 km a sud di Santiago, nel cuore delle terre che un tempo lontano erano dei Mapuche. Ed è qui che all’inizio degli anni Settanta viveva con sua moglie Fresia Cea e la figlia Maria Paz, Omar Venturelli Lionelli, nato in Cile da una famiglia originaria di Pavullo (Modena). Il mandato di cattura spiccato dalla procura generale di Roma riguarda due dei suoi sequestratori, torturatori e assassini, i militari Orlando Moreno Vasquez e Manuel Vasquez Chahuan, rispettivamente sergente e ufficiale dell’esercito in forza a Temuco nel cui carcere pubblico Venturelli fu visto per l’ultima volta in vita all’inizio dell’ottobre del 1973. Era stato arrestato con un escamotage poco meno di un mese prima, nei giorni successivi al golpe di Pinochet che l’11 settembre aveva drammaticamente messo la parola fine alla democrazia guidata da Salvador Allende e insediato il regime di terrore che avrebbe resistito fino al marzo del 1990.

Imputati in concorso con altri militari per i delitti di omicidio pluriaggravato e di sequestro di persona, nel processo “Condor” che si è celebrato a Roma, Moreno Vasquez e Vasquez Chahuan sono stati condannati all’ergastolo dalla corte di Assise d’appello nel 2019 e nei giorni scorsi la sentenza è divenuta definitiva avendo gli imputati rinunciato al ricorso in Cassazione. Di qui il mandato di arresto internazionale che dovrebbe essere eseguito dalle forze dell’ordine cilene in collaborazione con l’Interpol. Il condizionale è d’obbligo in casi come questi ma cerchiamo di capire meglio con Giancarlo Maniga, avvocato di parte civile della figlia di Venturelli, Maria Paz, che da anni vive in Italia. «Intanto va detto che non è una novità l’atto procedurale in sé – osserva Maniga. Già una decina di anni fa dopo le sentenze del processo “Esma” erano stati emessi da Roma mandati di cattura internazionali nei confronti di militari argentini responsabili di crimini contro cittadini italiani desaparecidos durante la dittatura civico-militare degli anni Settanta. La novità è che questa volta, contro dei militari cileni, ci sono le condizioni che l’operazione vada a buon fine e stiamo lavorando affinché si concretizzino l’arresto e l’estradizione in Italia di Moreno Vasquez e Vasquez Chahuan per scontare la pena all’ergastolo».
Ma quale è stata la “colpa” di Omar Venturelli? Dirigente del Movimiento de izquierda revolucionaria, il nostro connazionale aveva guidato i contadini mapuche nell’occupazione delle terre regalate dallo Stato ai coloni europei. All’epoca era un sacerdote e a causa del suo attivismo nel 1968 fu sospeso a divinis dal vescovo Bernardino Piñera (zio dell’attuale presidente cileno). Divenuto professore di sociologia all’Università di Temuco, si sposò con Fresia Cea Villalobos (anche lei insegnante) e insieme proseguirono la lotta per i diritti dei Mapuche. Nel 1971 è nata Maria Paz, che oggi vive a Bologna e fa parte dell’associazione 24 Marzo grazie alla quale si è potuto celebrare il processo “Condor”. «Come molti professori della sua facoltà – racconta Maria Paz – mio padre era considerato individuo pericoloso per la sicurezza dello Stato». Nonostante ne fosse consapevole e ricevesse continue minacce, il 16 settembre 1973 (5 giorni dopo il golpe) si presentò spontaneamente ai militari della caserma Tucapel. Fu suo padre, Roberto, a convincerlo. «Mio nonno – racconta Maria Paz – ne aveva parlato…

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